Dal 10 agosto le tariffe dei collegamenti marittimi con le isole minori siciliane aumenteranno del 18%.
Il nuovo listino, applicato alle linee gestite nell’ambito della convenzione statale Siremar SNS, interesserà tutte le categorie di utenza: passeggeri, veicoli, residenti e mezzi commerciali.
Non aumenterà, quindi, soltanto il prezzo di un viaggio. L’incremento delle tariffe per i mezzi commerciali finirà inevitabilmente per incidere sul costo delle merci, sugli approvvigionamenti, sulle attività economiche e, alla fine, sui prezzi sostenuti dalle famiglie che vivono nelle isole.
La motivazione indicata dalla compagnia è il perdurare dell’aumento dei costi operativi, in particolare del carburante, insieme all’assenza di specifiche misure pubbliche di sostegno.
Ma è proprio qui che nasce la questione politica: può il maggior costo di un servizio pubblico essenziale essere scaricato ancora una volta sulle comunità che quel servizio non possono scegliere se utilizzare o meno?
Si paga di più, senza un servizio migliore
L’aumento appare ancora più difficile da accettare se confrontato con la qualità del servizio offerto.
Ai residenti, alle imprese e ai visitatori non viene chiesto di pagare il 18% in più in cambio di nuove navi, tempi di percorrenza ridotti, maggiore affidabilità o migliori condizioni di viaggio.
I collegamenti continuano a essere effettuati anche con una flotta in parte molto datata, composta da unità costruite ormai diversi decenni fa.
Non significa affermare che una nave anziana sia necessariamente insicura: la sicurezza dipende dalla manutenzione, dai controlli e dalle certificazioni. Il problema è un altro.
È difficile immaginare il futuro della mobilità delle isole minori affidandolo ancora per anni a mezzi concepiti in un’altra epoca, mentre ai cittadini viene continuamente chiesto di sostenere costi maggiori.
La continuità territoriale dovrebbe significare navi moderne, efficienti, meno inquinanti, collegamenti regolari durante tutto l’anno, tempi ragionevoli e condizioni di viaggio adeguate.
Anche il Piano nazionale degli aeroporti lascia aperto lo stesso problema
Il tema non riguarda soltanto il mare.
Il nuovo Piano nazionale degli aeroporti 2026–2035, presentato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, indica tra i propri obiettivi il rafforzamento della connettività, dell’accessibilità e dell’integrazione del sistema aeroportuale italiano.
Pantelleria figura ancora tra gli aeroporti di interesse nazionale.
Ma questo riconoscimento non rappresenta una novità: lo scalo pantesco possedeva già questa qualifica nel precedente assetto aeroportuale.
La questione vera è capire che cosa venga previsto concretamente per il futuro dell’aeroporto di Pantelleria.
E qui emergono gli stessi interrogativi che oggi poniamo sui collegamenti marittimi.
Nel Piano non appare una strategia specifica per lo sviluppo dello scalo pantesco: non vengono individuati investimenti dedicati, nuove rotte, un programma di destagionalizzazione dei collegamenti o una funzione operativa precisa capace di trasformare l’aeroporto in uno strumento reale di sviluppo e di continuità territoriale.
Pantelleria viene inserita nel sistema aeroportuale della Sicilia orientale insieme a Catania e Comiso, una collocazione che appare poco intuitiva e che non viene accompagnata da una spiegazione strategica convincente.
Quando poi il Piano passa dalle classificazioni alle prospettive operative, Pantelleria resta sostanzialmente ai margini.
Il rischio, quindi, è evidente: essere presenti nelle mappe e nei documenti nazionali senza che ciò produca migliori collegamenti per chi vive sull’isola.
Mare e cielo sono lo stesso problema
Per un’isola come Pantelleria non esistono due questioni separate, quella dei traghetti e quella dell’aeroporto.
Esiste un unico problema: la continuità territoriale.
Il cittadino pantesco non dispone di un’autostrada o di una ferrovia per raggiungere il resto del Paese.
Può partire soltanto via mare o via aerea.
Per questo navi e aerei non possono essere considerati semplicemente servizi di mercato. Sono infrastrutture essenziali per esercitare diritti fondamentali: lavorare, studiare, curarsi, incontrare la propria famiglia, spostare merci, svolgere un’attività economica.
Se il collegamento marittimo diventa progressivamente più costoso e quello aereo resta privo di una strategia di sviluppo e di una continuità territoriale realmente adeguata, lo svantaggio dell’insularità aumenta invece di diminuire.
L’Europa indica la direzione opposta
Tutto questo avviene poche settimane dopo l’adozione, il 10 giugno 2026, della nuova Strategia dell’Unione europea per le isole.
Per la prima volta la Commissione europea riconosce in maniera organica che l’insularità produce costi strutturali aggiuntivi: maggiori difficoltà di collegamento, costi di trasporto più elevati, minore accessibilità ai servizi, maggiore vulnerabilità economica e un costo della vita superiore.
La Strategia europea indica esplicitamente la necessità di garantire collegamenti affidabili e accessibili durante tutto l’anno e ricorda che gli Stati possono utilizzare obblighi di servizio pubblico, compensazioni alle compagnie e aiuti destinati agli abitanti delle isole.
Il principio che emerge è semplice: il costo dell’insularità deve essere compensato dalle politiche pubbliche, non scaricato sui cittadini che vivono nelle isole.
Ed è proprio su questo punto che oggi appare evidente la contraddizione.
L’Europa chiede di ridurre gli svantaggi dell’insularità.
Il Piano nazionale degli aeroporti riconosce formalmente Pantelleria come aeroporto di interesse nazionale.
E contemporaneamente, dal 10 agosto, per raggiungere l’isola via mare residenti, imprese e merci dovranno pagare il 18% in più.
Tre livelli istituzionali sembrano parlare linguaggi diversi.
In quattro anni il costo rischia di essere più che raddoppiato
Secondo i dati diffusi dalle organizzazioni rappresentative delle isole minori, i rincari intervenuti negli ultimi anni avevano già portato le tariffe marittime a circa il 72% in più rispetto ai livelli del 2022.
Applicando a importi già aumentati del 72% il nuovo rincaro del 18%, l’incremento cumulato raggiungerebbe circa il 103%.
In poco più di quattro anni, quindi, il costo dei collegamenti marittimi sarebbe più che raddoppiato.
Non siamo più davanti a un semplice adeguamento tariffario.
Siamo davanti a un progressivo aumento del costo dell’insularità.
E questo costo incide sulla libertà di movimento, sulla competitività delle imprese, sul turismo, sui prezzi delle merci e sulla possibilità stessa di scegliere di vivere stabilmente a Pantelleria.
La continuità territoriale deve diventare una politica unica
È arrivato il momento di smettere di affrontare separatamente ogni emergenza.
Un giorno discutiamo del prezzo dei traghetti.
Un altro dei voli.
Un altro ancora dell’aeroporto.
Ma per Pantelleria sono parti della stessa questione.
The Dammuso Circle ritiene necessario un vero Piano integrato della mobilità e della continuità territoriale di Pantelleria, nel quale trasporto marittimo e trasporto aereo vengano considerati insieme e programmati in funzione delle esigenze dei residenti, delle imprese e dello sviluppo dell’isola.
Occorre:
- intervenire sul nuovo aumento delle tariffe marittime e individuare adeguati strumenti pubblici di compensazione;
- tutelare in particolare le tariffe dei residenti;
- prevedere misure specifiche per il trasporto delle merci;
- definire un programma certo e finanziato di rinnovamento della flotta;
- chiarire quale sviluppo concreto il Piano nazionale degli aeroporti 2026–2035 preveda per Pantelleria;
- garantire una continuità territoriale aerea stabile, adeguata e realmente rispondente alle necessità dell’isola;
- coordinare le politiche nazionali e regionali con la nuova Strategia europea per le isole;
- coinvolgere stabilmente il Comune e la comunità locale nelle decisioni che riguardano i collegamenti.
Essere un’isola non può significare avere meno possibilità di muoversi e dover pagare sempre di più per farlo.
Non basta che Pantelleria compaia nel Piano nazionale degli aeroporti o che le isole siano finalmente riconosciute in una Strategia europea.
Questi riconoscimenti devono produrre conseguenze concrete.
Navi più moderne, collegamenti migliori, continuità aerea e marittima effettiva e costi sostenibili.
Altrimenti continueremo ad avere Pantelleria nei piani e nei documenti, ma sempre più lontana nella vita reale.