Pantelleria parla sempre più spesso di sostenibilità, rigenerazione urbana, transizione ecologica e qualità della vita.
Sono parole importanti. Ma proprio per questo dobbiamo chiederci con chiarezza quale spazio stiamo realmente riservando al verde e alla qualità del paesaggio nei nostri centri abitati e nelle nostre contrade.
Negli ultimi anni sono stati programmati e realizzati diversi interventi legati alla sosta e alla riqualificazione urbana. Il problema non è negare la necessità dei parcheggi. Il problema è capire quale idea di spazio pubblico stiamo costruendo.
Un parcheggio può essere utile e, nello stesso tempo, essere progettato male. Può risolvere un problema di sosta e crearne un altro di qualità urbana. Può essere funzionale alle automobili e poco rispettoso del luogo in cui viene inserito.
Il caso di Rekhale merita, da questo punto di vista, una riflessione particolare.
L’intervento è stato realizzato in un’area che non è uno spazio qualsiasi, ma appartiene a un piccolo nucleo storico e identitario della contrada. Qui si trova la Cappella della Madonna del Rosario, una presenza preziosa per la comunità locale e, secondo la conoscenza del luogo, l’unica edicola votiva dell’isola dotata di uno spazio interno accessibile, tanto da poter essere propriamente definita una cappella.
È un manufatto piccolo, ma proprio per questo significativo. La cappella, i muri in pietra, la vegetazione e il paesaggio costruivano un insieme coerente e riconoscibile.
Quando si interviene in luoghi così delicati non basta domandarsi quanti posti auto si possano ricavare. Bisogna chiedersi che cosa resta del carattere del luogo dopo l’intervento.
A Rekhale il problema non riguarda soltanto la superficie destinata alle automobili. Riguarda anche il modo in cui i nuovi elementi sono stati inseriti nel paesaggio.
La grande scala metallica realizzata nell’area, per forma, materiali e dimensioni, appare fortemente estranea al linguaggio della pietra e al carattere della contrada. Il contrasto è evidente e pone una questione semplice: anche un’opera funzionale può e deve essere progettata in modo coerente con il contesto in cui viene collocata.
Lo stesso vale per l’illuminazione.
La scelta di lampade fotovoltaiche è certamente positiva sotto il profilo energetico, ma questo non basta a rendere sostenibile un intervento. La luce fredda utilizzata produce un effetto visivo molto aggressivo e, soprattutto, si diffonde oltre l’area del parcheggio, illuminando la vallata circostante.
In un’isola come Pantelleria, dove il buio, il cielo notturno e il paesaggio sono parte integrante dell’identità del territorio, anche l’inquinamento luminoso dovrebbe essere considerato un tema progettuale. Una luce troppo intensa, troppo fredda o mal direzionata può alterare profondamente la percezione di un luogo e produrre un impatto ben oltre l’area che dovrebbe servire.
La sostenibilità, quindi, non può essere ridotta alla presenza di pannelli fotovoltaici o di pavimentazioni drenanti.
Un intervento è davvero sostenibile quando rispetta il luogo, limita il consumo di suolo, protegge il verde, riduce l’inquinamento luminoso, utilizza materiali coerenti con il paesaggio e migliora realmente la qualità dello spazio pubblico.
Questo ragionamento vale anche per il centro di Pantelleria.
A Pantelleria non serve semplicemente qualche aiuola in più. Serve ombra, soprattutto nei mesi più caldi. Servono alberature adatte al clima, superfici permeabili, spazi dove fermarsi, camminare e sostare senza essere completamente esposti al sole. Serve un verde pensato come infrastruttura urbana, non come decorazione finale.
Il cambiamento climatico rende tutto questo ancora più urgente. Temperature più elevate, periodi di siccità più lunghi e una pressione crescente sulle risorse idriche impongono una progettazione capace di adattarsi alle nuove condizioni.
Per questo ogni nuova opera pubblica dovrebbe partire da alcune domande elementari: quanti alberi erano presenti prima? Quanti vengono eventualmente eliminati? Quanti ne vengono ripiantati? Quanta superficie resta permeabile? Quanta ombra produrrà l’intervento tra dieci o vent’anni?
Dovremmo iniziare a ragionare in termini di saldo verde.
Un nuovo intervento urbano non dovrebbe determinare una riduzione netta del patrimonio arboreo, dell’ombra e della qualità ambientale dello spazio pubblico.
E non basta piantare qualche albero al momento dell’inaugurazione. Occorre scegliere specie adatte al clima pantesco, garantirne la cura nei primi anni, programmare la manutenzione e sostituire ciò che non attecchisce.
Pantelleria ha costruito una parte importante della propria identità proprio sul rapporto con il paesaggio. Sarebbe paradossale tutelare con grande attenzione la natura fuori dai centri abitati e considerare invece il verde urbano, il buio, i materiali e la qualità degli spazi pubblici come elementi secondari.
Per questo crediamo sia arrivato il momento di chiedere una vera strategia del verde e della qualità urbana: censimento degli alberi e delle aree verdi esistenti, programma pluriennale di nuove piantumazioni, manutenzione programmata, attenzione all’inquinamento luminoso e criteri paesaggistici chiari per ogni nuovo intervento pubblico.
Non si tratta di scegliere tra parcheggi e alberi.
Si tratta di progettare meglio.
Perché una comunità che vuole essere sostenibile non può considerare il verde, il paesaggio e la qualità dei luoghi come ciò che resta dopo aver sistemato tutto il resto.
The Dammuso Circle