Piano Nazionale Aeroporti, Pantelleria c’è ma solo sulla carta

Il nuovo Piano nazionale degli aeroporti 2026-2035 avrebbe dovuto indicare una prospettiva concreta per il futuro degli scali italiani. Per Pantelleria, invece, resta soprattutto l’impressione di una presenza formale, non accompagnata da una vera strategia.

L’aeroporto continua a essere classificato come scalo di interesse nazionale, ma non si tratta di un nuovo riconoscimento: Pantelleria possedeva già questa qualifica nel precedente assetto del 2015.

La vera domanda è quindi un’altra: quale sviluppo viene previsto per l’aeroporto nei prossimi dieci anni?

La risposta, leggendo il Piano, è deludente.

Non vengono indicati investimenti specifici, non sono programmati interventi chiari sul terminal o sulle infrastrutture, non si parla di nuove rotte, di destagionalizzazione dei collegamenti o di una precisa funzione dello scalo all’interno del sistema aeroportuale siciliano.

Pantelleria viene inserita nel sistema della Sicilia orientale insieme a Catania e Comiso, una collocazione che appare quanto meno discutibile e che il Piano non motiva. Quando poi il documento passa alle scelte operative, parla quasi esclusivamente di Catania e Comiso. Pantelleria scompare.

La contraddizione emerge anche nei numeri. Il Piano prevede per il 2035 un traffico di 233.089 passeggeri, ma indica per il terminal una capacità arrotondata a 0,2 milioni, cioè circa 200.000 passeggeri. La capacità airside viene invece indicata in 300.000 passeggeri.

Anche considerando l’approssimazione dei dati, resta una domanda evidente: se si prevede una crescita del traffico, perché non si programma l’adeguamento delle infrastrutture necessarie a sostenerla?

Il rischio è che l’arrotondamento dei numeri faccia apparire domanda e capacità perfettamente coincidenti, nascondendo invece una possibile insufficienza del terminal.

Ma il limite più grave del Piano riguarda la continuità territoriale.

Per Pantelleria il trasporto aereo non è soltanto turismo o mercato. È il diritto dei residenti a raggiungere ospedali, scuole, università, uffici, luoghi di lavoro e familiari.

Il Piano riconosce in termini generali l’importanza degli oneri di servizio pubblico, ma non offre per Pantelleria alcuna garanzia concreta e strutturale.

Non vengono stabilite rotte certe, frequenze minime, tariffe stabili, capacità adeguate degli aeromobili o una durata pluriennale del regime di continuità territoriale.

Ancora una volta tutto resta affidato a gare, finanziamenti temporanei, proroghe e decisioni assunte spesso a ridosso delle scadenze.

Un Piano che guarda al 2035 avrebbe dovuto indicare come superare questa precarietà. Avrebbe dovuto affermare con chiarezza che la continuità territoriale di Pantelleria è un servizio essenziale da garantire stabilmente, non una concessione da ridiscutere periodicamente.

Invece Pantelleria viene conteggiata, classificata e inserita nelle tabelle, ma non realmente pianificata.

Il giudizio non può quindi essere positivo.

Il Piano conferma una qualifica già esistente, prevede una crescita senza programmare le infrastrutture necessarie e tratta la continuità territoriale come un principio generale, senza trasformarla in un diritto concretamente garantito.

Le istituzioni locali e regionali dovrebbero chiedere al Ministero risposte precise: quale ruolo viene assegnato allo scalo, quali investimenti sono previsti, perché Pantelleria è inserita nel sistema orientale e come verrà garantita la continuità territoriale fino al 2035.

Perché un’isola non può vivere di previsioni statistiche e proroghe. Ha bisogno di programmazione, investimenti e collegamenti certi.

Associazione di proprietari di dammusi per la tutela dell’isola di Pantelleria e del suo patrimonio naturalistico, rurale e architettonico.

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